On the road in Australia

L’Australia è una terra meravigliosa, dove la natura è ancora incontaminata e si mostra in tutta la sua bellezza. Vado in Australia dal 2008 per seguire il campionato mondiale Superbike, ma nei dodici anni precedenti ero riuscito a vedere solo una parte di Melbourne e naturalmente Phillip Island. Tanto mi era bastato per innamorarmi di questo Paese, così unico e diverso dal resto del mondo ad iniziare dalla sua fauna, con animali come il koala, il canguro, il buffo wombat ed altri ancora.

Da tempo con Gordon Ritchie, amico e giornalista freelance, decano del mondiale Superbike e mio punto di riferimento, ci ripetevamo che avremmo dovuto fare un bel viaggio in moto per conoscere qualcosa in più dell’Australia. Il tempo però passava, ed il nostro viaggio sembrava uno di quei propositi che ci ripetiamo spesso, ma che restano sulla carta. Invece a dicembre 2019, proprio in un momento per me molto difficile, ecco la telefonata di Gordon che mi dà il grande annuncio: “Ho convinto la Suzuki a darci due moto. Dopo il round della Superbike ci facciamo un bel viaggio nello stato di Victoria. Ti porto sulla Ocean Road! ”.

Nei restanti mesi abbiamo organizzato i dettagli, e finalmente il 20  febbraio, dopo un viaggio aereo durato oltre 23 ore, eccoci a Melbourne e da lì alla sede della Suzuki Australia. Ad attenderci, due fiammanti V-Strom: una 650 XT ABS ed una DL 1000 ABS, quest’ultima equipaggiata con borse e bauletto, mentre la più piccola con il solo bauletto posteriore. Oltre alle moto ho trovato anche il nuovissimo casco Valiant II di LS2, che l’azienda spagnola aveva provveduto ad inviarmi direttamente a Melbourne, evitandomi così il problema del trasporto dall’Italia. Il resto dell’abbigliamento era nel mio borsone. Per quanto riguardava invece gli stivali, sempre per evitare ingombro e peso nel mio bagaglio, si trattava solo di arrivare a Phillip Island dove l’amico Bryan Staring, che ora corre nell’Australian Superbike, mi avrebbe regalato un paio dei suoi stivali Falco Eso Race. L’amicizia con il pilota di Brisbane dura dal 2012, quando correva in Superstock 1000 nel team di Donato Pedercini. “Se farai un viaggio in Australia in moto, gli stivali te li darò io”. L’ho preso in parola. Lasciamo i borsoni al magazziniere della Suzuki, ci cambiamo, riempiamo le borse e i bauletti delle nostre moto e partiamo alla volta di Phillip Island.

Stava finalmente iniziando un’avventura sognata per anni, ma dovevo nel contempo sconfiggere una delle mie ataviche paure: guidare a sinistra. Per fortuna Gordon è scozzese, e quindi per lui guidare “al contrario” è una cosa normale. La difficoltà maggiore ovviamente, è quando ci si immette su di un’altra strada o alle rotonde, dove bisogna stare attenti a chi viene da destra e non da sinistra come ci verrebbe spontaneo fare. Sembra facile, ma in realtà bisogna rimanere concentrati per evitare spiacevoli incidenti.

La prima tappa è stata quella che da Melbourne ci ha portato a Cowes, il paesino a pochi chilometri dall’autodromo, in una giornata di sole ma con temperature alquanto basse, considerando che in Australia eravamo a fine estate/inizio autunno. Una volta usciti dalla caotica tangenziale della metropoli australiana, il traffico si è diradato sin quasi a scomparire. La strada che porta a Phillip Island attraversa molti paesi ed una bellissima e verde campagna, sino ad arrivare a San Remo. Dal paese omonimo di quello che ospita il nostro famoso festival, attraversiamo un ponte ed entriamo nell’ “isola di Filippo”. Pochi chilometri e raggiungiamo Cowes (la cui traduzione in italiano suonerebbe come  “vacche”) dove abbiamo affittato un appartamento. Nei giorni seguenti abbiamo utilizzato le moto per raggiungere l’autodromo, sia nelle due giornate di test che nel weekend di gare, nel quale ho incontrato Staring che mi ha consegnato gli stivali promessi.

Lunedì 2 marzo, ultimati gli ultimi articoli relativi al primo (e per ora unico) round dei mondiali  delle derivate, siamo partiti nel primo pomeriggio alla volta di Lake Entrance. Abbiamo viaggiato solo inizialmente lungo la costa, per poi portarci all’interno. Poco traffico, cielo soleggiato, un poco di vento, ma nulla di problematico. Viaggiare nell’altra corsia per fortuna non mi creava problemi, anche perché la velocità era limitata. In Australia, ed in particolare nello stato di Victoria, la Polizia Stradale non scherza. Ci sono molte pattuglie lungo le strade e nelle autostrade, dove il controllo viene effettuato anche dagli elicotteri. Se si supera la velocità massima consentita scatta una salatissima multa, ma in alcuni casi anche un processo per direttissima, e in alcuni altri il carcere. Meglio quindi limitarsi con la manopola del gas. Percorsi oltre trecento chilometri, con soste per la benzina e per le foto di rito, arriviamo a Lake Entrance. Lungo una tortuosa strada in collina, con molte curve dolci, all’improvviso ci appare questo paese che si affaccia sul mare: in pratica, l’oceano, entrando da un’insenatura, crea una serie di laghi salati che danno il nome alla località. Troviamo con facilità il nostro albergo, e la sera ci concediamo un piatto di “fish and chips”. Solo al momento di pagare il conto il cameriere ci informa che il “fish” altro non era, se non uno squalo, che un pesce che da queste parti è molto facile trovare nei laghi che circondano il paese.

….. l’articolo completo lo trovate su: MOTO.IT

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